Quando un’idea cresce con l’accompagnamento giusto: la storia di Giammarco con l’Hub Rete Salerno

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Da Nocera Inferiore, un progetto imprenditoriale nato per trasformare un’area dismessa in un centro sportivo. Con il supporto dell’Hub Rete Salerno, l’idea è stata riformulata, rafforzata e trasformata in un’iniziativa concreta per il territorio.

Un giovane imprenditore ha sviluppato con il supporto dell’Hub Rete Salerno il suo progetto imprenditoriale
Un giovane imprenditore ha sviluppato con il supporto dell’Hub Rete Salerno il suo progetto imprenditoriale

Quando un’idea cresce con l’accompagnamento giusto: la storia di Giammarco con l’Hub Rete Salerno

A volte un ostacolo non chiude un percorso. Lo rende più chiaro.

È quello che è successo a Giammarco Labraca, giovane di Nocera Inferiore, che si è avvicinato all’Hub Rete Salerno con un’idea molto concreta: trasformare un’area dismessa della sua città in un centro sportivo dedicato al padel.

Il progetto aveva già una direzione, ma aveva bisogno di essere messo meglio a fuoco. Grazie al supporto dell’Hub, Giammarco ha potuto rivedere il business plan, rafforzare la sostenibilità economica dell’iniziativa, migliorare la presentazione e, soprattutto, chiarire la visione alla base del progetto.

Il risultato è stato un percorso di accompagnamento che ha trasformato una difficoltà iniziale in un’occasione di crescita imprenditoriale.

Ne abbiamo parlato con lui.

Giammarco, da dove nasce l’idea del centro sportivo?

L’idea nasce dal desiderio di recuperare uno spazio inutilizzato della mia città e trasformarlo in qualcosa di vivo, frequentato, utile. Non volevamo realizzare soltanto un’attività imprenditoriale, ma creare un luogo in cui sport, relazioni e comunità potessero incontrarsi.

Il padel era una scelta naturale, perché è uno sport in forte crescita, molto accessibile e capace di aggregare persone diverse. Ma per noi il progetto aveva anche un valore più ampio: restituire vita a un’area che fino a quel momento era rimasta ferma.

Il percorso però non è stato immediato. C’è stato un primo momento di difficoltà. Cosa è successo?

All’inizio pensavamo di avere le idee abbastanza chiare. Avevamo lavorato sul progetto e lo avevamo presentato, ma ci siamo resi conto che alcuni aspetti dovevano essere rafforzati.

È stato un momento complicato, perché quando investi tempo ed energie in un’idea e capisci che non è ancora pronta, il rischio è scoraggiarsi. Però, guardandolo oggi, quel passaggio è stato utile. Ci ha fatto capire che il progetto non andava abbandonato: andava riformulato meglio.

In che modo è entrato in gioco l’Hub Rete Salerno?

Ho conosciuto l’Hub Rete Salerno tramite il Comitato Impresa Femminile della Camera di Commercio. All’inizio pensavo di trovare uno sportello che mi aiutasse soprattutto sugli aspetti tecnici e amministrativi.

Invece ho trovato qualcosa di diverso. La prima cosa che hanno fatto non è stata aiutarmi a compilare una domanda. Mi hanno fatto domande. Tante.

Perché vuoi realizzare questo progetto? Hai studiato bene il mercato? Hai valutato la sostenibilità economica? Hai pensato ai primi mesi di attività? Hai chiaro che cosa rende questa iniziativa utile per il territorio?

Da lì abbiamo iniziato a lavorare davvero.

Su quali aspetti avete lavorato di più?

Abbiamo ripreso in mano tutto il progetto. Abbiamo lavorato sul business plan, sulla sostenibilità economica, sulla presentazione dell’idea e sulla capacità di raccontarla in modo più chiaro e credibile.

Ma il punto più importante è stato un altro: abbiamo lavorato sulla visione.

Il centro sportivo non doveva essere solo un’impresa. Doveva essere anche un progetto capace di restituire valore a un’area inutilizzata della città. Quando siamo riusciti a chiarire questo aspetto, tutto il progetto è diventato più forte.

Quando parli di “visione”, entra in gioco anche il tema dell’orientamento. Che cosa ha significato per te essere orientato in un percorso imprenditoriale?

Quando parlo di orientamento, intendo qualcosa di molto simile a quello che si vive in un’università: nessuno ti dice cosa devi fare, ma qualcuno ti aiuta a capire chi sei e dove puoi davvero portare la tua idea.

È una funzione che spesso manca a un giovane che vuole aprire un’attività, e che invece può fare la differenza tra un progetto che si ferma e uno che decolla.

Nel mio caso, l’orientamento non è stato soltanto un supporto tecnico. È stato un modo per mettere ordine, per capire meglio il senso del progetto e per trasformare un’idea ancora fragile in un’iniziativa più solida, più chiara e più utile per il territorio.

Cosa ha fatto la differenza nel percorso con l’Hub?

Sicuramente il supporto tecnico è stato importante. Avere accanto persone che conoscono gli strumenti, i finanziamenti, i business plan e gli errori più comuni ti aiuta a risparmiare tempo ed energie.

Ma per me la differenza più grande è stata il supporto umano e professionale.

Fare impresa da giovani significa convivere con tanti dubbi. Ti chiedi se sei all’altezza, se stai rischiando troppo, se davvero ne vale la pena. Avere un punto di riferimento ti aiuta a non fermarti al primo ostacolo.

L’Hub non mi ha detto semplicemente che sarebbe andato tutto bene. Mi ha aiutato a capire che il progetto aveva senso, ma che dovevamo lavorarci meglio.

Oggi il centro esiste. Che effetto fa guardare indietro?

Fa un certo effetto, perché oggi quello spazio esiste davvero. Un’area che prima era inutilizzata è diventata un luogo pieno di persone, sport e relazioni.

Guardando indietro, penso che senza quel primo momento di difficoltà probabilmente non sarei arrivato all’Hub. E senza l’Hub forse avrei fatto molta più fatica a continuare a crederci.

Oggi posso dire che quell’ostacolo è diventato un’opportunità. Ci ha costretti a rendere il progetto più solido, più chiaro e più sostenibile.

Nel raccontare il tuo percorso emerge un aspetto importante: il centro sportivo non è solo un’attività imprenditoriale, ma anche un modo per restituire vita a uno spazio della città. Quanto conta, per te, questa dimensione territoriale e comunitaria?

Nel mio caso non si è trattato solo di aprire un’attività, ma di restituire senso a un’area che per anni aveva vissuto le sue difficoltà.

Quando un progetto nasce con questa visione, il beneficio non resta dentro i suoi confini: diventa benessere condiviso, per il quartiere, per chi ci lavora, per chi lo vive.

Ed è questo, credo, il valore più grande dell’Hub: non aiutare un singolo progetto a partire, ma costruire, un’idea alla volta, un polo che fa crescere tutto il territorio insieme.

Per questo penso che in percorsi come questi non esistano davvero competitor, ma poli e infrastrutture che, se uniti, possono creare valore condiviso invece che conteso. Più idee nascono bene, più il territorio intero ne beneficia.

Che consiglio daresti a un giovane che ha un’idea imprenditoriale ma non sa da dove partire?

Gli direi di non restare da solo.

Avere un’idea è importante, ma non basta. Bisogna confrontarsi, ascoltare, farsi fare domande, accettare di rivedere alcune cose e trasformare l’intuizione iniziale in un progetto vero.

E poi gli direi di non vivere le difficoltà come una sconfitta. A volte servono proprio a capire meglio dove vuoi andare.

Per me l’Hub Rete Salerno è stato questo: un luogo in cui ripartire, mettere ordine nelle idee e trasformare un progetto in un’impresa concreta.

A chi oggi ha ricevuto un primo no e sta pensando di fermarsi, vorrei dire una cosa semplice: quel no, a volte, è l’inizio, non la fine.

Ulteriori informazioni

Ulteriori informazioni

Hub Rete di Salerno presso Camera di Commercio di Salerno

Indirizzo: Via Generale Clark, 19-21 - 84131 Salerno

Orari: dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 17.00

          venerdì dalle 9.00 alle 14.00

Telefono: 333 4907225 e 366 9353335

e-mail: retesalerno@invitalia.it