Tre studentesse, un’idea green e un Hackathon per mettersi in gioco

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“Buttarsi è il primo passo: poi le opportunità arrivano.” Un progetto nato tra i banchi dell’università diventa una sfida reale: sostenibilità, creatività e voglia di provarci davvero.

Ritratto di gruppo delle fondatrici di Reborn Cosmetics: tre giovani studentesse che hanno trasformato un progetto universitario sulla cosmetica sostenibile in una sfida d'impresa reale.
Ritratto di gruppo delle fondatrici di Reborn Cosmetics: tre giovani studentesse che hanno trasformato un progetto universitario sulla cosmetica sostenibile in una sfida d'impresa reale.

Tre studentesse, un’idea green e un Hackathon per mettersi in gioco

“L’importante è che ci credi tu.” È questa la frase che resta, dopo aver ascoltato Virginia Landi, Ilaria Costagliola e Valentina Fiorellino, tre studentesse della LUMSA che, a soli 23 anni, hanno deciso di trasformare un progetto universitario in qualcosa di più grande.

La loro idea si chiama Reborn Cosmetics: un e-commerce dedicato alla vendita di cosmetici naturali, ma con un elemento innovativo. Non solo prodotti, ma kit fai-da-te per permettere a chiunque di creare in casa il proprio cosmetico, partendo anche da scarti alimentari domestici come fondi di caffè o bucce d’arancia.

Un’idea che unisce sostenibilità, creatività ed esperienza.

 

Da un esame all’Hackathon nazionale

Tutto nasce in aula, durante un esame di economia. Un business plan, un lavoro di gruppo, e una domanda semplice: “Che cosa possiamo creare insieme?”

“Abbiamo cercato qualcosa che ci accomunasse – raccontano – e il mondo della cosmetica sostenibile ci rappresentava tutte.”

Da lì, il passaggio chiave: non limitarsi a immaginare un prodotto, ma ripensarlo. “Abbiamo visto che prodotti simili esistevano già. Allora abbiamo cambiato prospettiva: non vendere il cosmetico finito, ma offrire un’esperienza. Un kit che permetta alle persone di crearlo da sole.”

Un’intuizione che prende forma grazie al Laboratorio per l’Imprenditorialità del Progetto Rete, il percorso che accompagna gli studenti nello sviluppo di idee d’impresa, fino all’Hackathon nazionale che si tiene ogni anno a Roma.

 

Due giorni, 15 team a sfidarsi, un minuto, tutta l’energia

All’Hackathon, ogni team ha una sfida: trasformare mesi di lavoro in un pitch da un minuto.

“Rientrare nei tempi è stata la parte più difficile”, racconta Ilaria. “Ma è stato anche quello che ci ha fatto crescere di più.” Dietro quel minuto c’è tutto: notti a lavorare insieme, confronti, dubbi, momenti di ansia.

“In alcuni momenti ci guardavamo e non sapevamo chi fosse più in difficoltà – racconta Valentina – ma poi ci siamo fermate e abbiamo dato tutto.” E non è solo competizione. “Con gli altri team c’è stato uno scambio vero. Ci siamo aiutati, confrontati. È stato stimolante.”

 

Un’idea che nasce dalla realtà

Reborn Cosmetics parte da un problema concreto: la difficoltà di sapere cosa c’è davvero dentro i prodotti che usiamo ogni giorno. “Molti cosmetici non sono trasparenti. Noi volevamo dare alle persone la possibilità di sapere cosa applicano sulla pelle.” Ma non solo.  Il loro progetto introduce qualcosa in più: il coinvolgimento diretto dell’utente. “È anche un’esperienza divertente, condivisibile. Pensiamo a kit familiari, momenti da vivere insieme.” Un mix di impatto ambientale, consapevolezza e relazione.

 

Imparare a credere in un’idea

Il percorso non è stato lineare. “All’inizio ci siamo sentite anche inferiori rispetto ad altri progetti”, ammettono. “Poi abbiamo capito che se non crediamo noi per prime nella nostra idea, non lo farà nessun altro.” E forse è proprio questa la lezione più importante. “Serve impegno, costanza, niente va dato per scontato. Anche le cose che sembrano semplici richiedono lavoro.”

E adesso? Il percorso non finisce con l’Hackathon. Nei prossimi mesi, i team saranno accompagnati dai tutor degli Hub del Progetto Rete, per continuare a sviluppare le loro idee e avvicinarle al mercato. “Quello che cerchiamo è qualcuno che ci aiuti non solo sul piano professionale, ma anche umano.”

Intanto, il prossimo passo è chiaro: “Abbiamo bisogno di feedback. Vogliamo capire se la nostra idea può davvero funzionare.”

 

Un messaggio agli altri studenti

A chi ha un’idea ma esita, Virginia, Ilaria e Valentina rispondono senza dubbi: “Non avete nulla da perdere. È tutto di guadagnato.” E il primo passo? “Buttarsi. Parlare con le persone, fare networking, cogliere ogni occasione. Anche una conversazione al bar può fare la differenza.” Perché tutto può iniziare da qui. Il Laboratorio per l’Imprenditorialità del Progetto Rete non è solo una competizione. È uno spazio dove le idee prendono forma, dove si impara a lavorare insieme, dove si scopre che l’impresa non è lontana. È una palestra. E per molti, come per loro, è solo l’inizio.