Dal Laboratorio per l'imprenditorialità di Rete, una App nata dall’esperienza dei fuorisede per vivere meglio insieme
“Abbiamo trasformato un’esperienza diretta in un progetto ben strutturato.” È da qui che nasce CoLife, l’idea sviluppata da Matteo Mennuti, Angelo Manzo, Federica Parente e Federica Rizzi, quattro studenti, tre della LUMSA di Roma, uno di Sapienza di Roma, che hanno scelto di partire da un problema molto concreto: la convivenza tra fuorisede.
Pulizie non rispettate, spese da dividere, bollette da pagare, incomprensioni, litigi, regole non dette. Per chi studia lontano da casa, condividere un appartamento non è quasi mai una scelta ideale, ma spesso una necessità economica. “A 19 o 25 anni oggi non si può andare a vivere da soli, se sei fuori sede”, raccontano. E così quella che all’inizio era solo una difficoltà vissuta in prima persona è diventata il punto di partenza per immaginare una soluzione.
CoLife nasce proprio da questa consapevolezza: rendere più semplice, ordinata e sostenibile la vita tra coinquilini, trasformando la convivenza da fonte di stress a occasione di collaborazione.
Dalla vita in casa all’idea d’impresa
Il progetto - secondo classificato all'Hackathon nazionale di Rete - prende forma dall’esperienza quotidiana dei suoi ideatori, studenti fuori sede da diversi anni e abituati a confrontarsi con le difficoltà dell’abitare condiviso. “Siamo stati costretti a convivere con persone che non conoscevamo”, racconta Federica. “Le problematiche erano tante: dalla pulizia ai litigi dentro casa, fino alla difficoltà di gestire tutto in modo sereno.”
Da qui l’intuizione: creare una piattaforma capace di digitalizzare la gestione della convivenza, superando il classico sistema fatto di messaggi su WhatsApp, fogli Excel, post-it sul frigorifero e accordi verbali.
CoLife si propone come un ecosistema gestionale per l’abitare condiviso. Un’unica app per organizzare turni, spese, utenze, liste e responsabilità domestiche. Ma non solo. Il cuore innovativo del progetto è il Livin’Score, un indicatore di reputazione personale che premia i comportamenti virtuosi e certifica l’affidabilità di ciascun coinquilino.
L’obiettivo è chiaro: togliere emotività ai piccoli conflitti quotidiani e affidare a uno strumento neutrale la gestione delle regole comuni.
Il Laboratorio come spazio di confronto
Il percorso è iniziato nel Laboratorio per l’Imprenditorialità che ha rappresentato per il team un passaggio importante. “Abbiamo incontrato tanti giovani come noi, molto intraprendenti, con idee completamente diverse dalle nostre. È stato molto interessante”, raccontano Matteo Mennuti, Angelo Manzo, Federica Parente e Federica Rizzi.
Il valore dell’esperienza non è stato solo tecnico, ma anche umano. Il confronto con altri studenti, provenienti anche da città diverse, ha permesso al gruppo di guardare al proprio progetto da nuove prospettive. “Non erano tutti di Roma, quindi ci siamo confrontati anche rispetto ad altre realtà.”
Anche i momenti informali hanno avuto un ruolo importante. “La cena organizzata è stata un momento di condivisione molto bello”, raccontano. Perché un percorso di imprenditorialità non è fatto solo di business plan, pitch e modelli economici. È fatto anche di relazioni, scambi, ascolto reciproco.
Un’app costruita anche grazie all’intelligenza artificiale
Se l’idea nasce da un bisogno reale, lo sviluppo guarda invece alle tecnologie più attuali. La piattaforma è stata progettata con il supporto dell’intelligenza artificiale, che ha permesso al team di abbattere i costi iniziali e di immaginare un modello digitale altamente scalabile.
“La piattaforma l’abbiamo scritta attraverso l’intelligenza artificiale”, racconta Matteo. “Per questo i costi marginali sono pari a zero. Siamo stati supportati da ingegneri elettronici solo per metterla in pratica.”
All’inizio CoLife era un progetto teorico, nato in ambito universitario. Poi è arrivato un primo segnale importante: un video pubblicato su TikTok per lanciare il tema ha raggiunto circa 200.000 visualizzazioni. Un risultato che ha mostrato al team quanto l’argomento fosse sentito da tanti giovani.
Da quel momento, l’idea ha iniziato a prendere una forma più concreta. Non più soltanto un esercizio accademico, ma una possibile risposta a un bisogno diffuso.
Gamification, fiducia e sostenibilità
CoLife non vuole essere solo un’app per dividere le spese o assegnare i turni di pulizia. Il progetto introduce una logica di gamification: le attività domestiche diventano sfide, obiettivi, comportamenti premiati. Fare la propria parte non è più soltanto un dovere, ma contribuisce a costruire un punteggio personale.
Il Livin’Score diventa così una sorta di “passaporto reputazionale” per la vita in casa. Un modo per dimostrare, anche in futuro, di essere un coinquilino affidabile, puntuale nei pagamenti, rispettoso degli spazi comuni e attento alla gestione condivisa.
Accanto a questo, il progetto guarda anche alla sostenibilità. La piattaforma punta a incentivare comportamenti più responsabili, dalla riduzione degli sprechi alimentari alla gestione più consapevole delle risorse comuni. In questo senso, CoLife non si limita a organizzare la casa, ma prova a educare a un modo diverso di viverla.
Dal progetto universitario all’accompagnamento dell’Hub
Oggi il team guarda alla fase successiva con un obiettivo preciso: trasformare CoLife da idea teorica ad applicazione concreta. “Ci aspettiamo di concretizzare l’idea, di costruire un percorso che dalla teoria diventa un’App.”
L’accompagnamento attraverso gli Hub del Progetto Rete rappresenta proprio questa possibilità: continuare a lavorare sul progetto, ricevere supporto, validare il modello, capire come portare CoLife più vicino al mercato e agli utenti reali.
Il gruppo parte da una base forte: un problema vissuto in prima persona, un target chiaro, una prima risposta positiva dal pubblico social e un team che ha trovato fin da subito un equilibrio interno. “Tra noi c’è stato equilibrio perché ci siamo trovati già tutti sulla stessa linea di pensiero.”
Sentirsi piccoli in un mondo di grandi
Durante l’experience tour al CTE (l'incubatore, Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma), Matteo, Angelo, Federica e Federica hanno avuto modo di confrontarsi con realtà già strutturate, imprese, professionisti e innovatori. Un passaggio che ha lasciato il segno. “Oggi ci siamo sentiti piccoli in un mondo di grandi”, raccontano. “Abbiamo ascoltato realtà già formate e costituite.”
Ma sentirsi piccoli, in questo caso, non significa sentirsi fuori posto. Significa capire che ogni progetto nasce da un primo passo, da una domanda, da un problema osservato da vicino. Anche le imprese più solide sono partite da un’intuizione, da un bisogno, da qualcuno che ha deciso di provarci.
Ed è proprio questo il valore del Laboratorio per l’Imprenditorialità del Progetto Rete: offrire agli studenti uno spazio in cui le idee possano uscire dall’aula, confrontarsi con il mondo reale e cominciare a diventare qualcosa di più.
CoLife nasce da una casa condivisa, da una difficoltà quotidiana, da una frase semplice: vivere insieme può essere complicato. Ma può anche essere un valore aggiunto.