Dall’università un’idea per orientarsi meglio: “inU”, lo specchio dell’Università
Tre percorsi di studio differenti, tre idee imprenditoriali e un progetto comune da costruire insieme. È la storia di Jovana Obradovic, 26 anni, Valentina Malijevic, 27, e Chiara Dogà, 28: tre studentesse dell’Università di Trieste che hanno trasformato un’esperienza formativa in un’occasione concreta per avvicinarsi al mondo dell’impresa.
Jovana ha studiato psicologia, Valentina sta completando il proprio percorso in giurisprudenza e Chiara studia filosofia. Si sono conosciute partecipando a un laboratorio per l’imprenditorialità e l’innovazione dell’Università di Trieste: un percorso di dieci mesi durante il quale ciascuna ha sviluppato una propria idea, dal concept iniziale fino alla definizione del business plan.
Al termine del laboratorio, i loro tre progetti sono stati selezionati tra le cinque idee vincitrici di una borsa di studio. Poi è arrivata una nuova opportunità: partecipare al Laboratorio per l’Imprenditorialità del Progetto Rete e candidarsi all’Hackathon nazionale di Roma.
Le ragazze hanno scelto di mettere insieme competenze e punti di vista, partendo dall’idea sviluppata da Jovana. È nato così “inU – Lo specchio dell’Università”, selezionato tra i quindici migliori progetti provenienti dagli atenei italiani.
Una piattaforma che mette lo studente al centro
“inU” è una piattaforma digitale pensata per aiutare chi si avvicina all’università a scegliere in maniera più consapevole non soltanto il percorso di studi, ma l’intera esperienza universitaria.
Attraverso recensioni autentiche e testimonianze di chi frequenta o ha frequentato i corsi, la piattaforma vuole offrire informazioni sulle opportunità formative presenti in Friuli-Venezia Giulia e sulla vita quotidiana nelle città universitarie. Accanto all’orientamento sui corsi trovano spazio domande e risposte tra studenti, accesso agli operatori dei Centri di orientamento, guide pratiche su immatricolazioni, borse di studio e agevolazioni, oltre a informazioni su alloggi, mense, ristoranti, quartieri, servizi e opportunità per il tempo libero.
“Finché non vivi un’esperienza non puoi sapere davvero come andrà”, spiega Jovana. “La piattaforma, però, può aiutare lo studente a capire che cosa aspettarsi e a compiere una scelta più consapevole”.
Il progetto intende quindi accompagnare il giovane in ogni fase della decisione: dalla scelta del corso e dell’ateneo fino all’individuazione della città e della sistemazione più adatte alle proprie esigenze.
Una risposta alle difficoltà dell’orientamento
L’idea nasce da un problema concreto: molti ragazzi arrivano al momento della scelta universitaria senza disporre di informazioni sufficienti sui corsi, sugli atenei e sulla vita nelle città in cui potrebbero trasferirsi.
Il progetto però non è rimasto soltanto sulla carta. Il team ha già realizzato un MVP, ovvero un primo prototipo della piattaforma, attraverso il quale è possibile visualizzare concretamente l’organizzazione dei servizi.
Nel prototipo, l’utente può consultare le recensioni dei corsi, porre domande alla community, entrare in contatto con gli orientatori, conoscere le città universitarie e trovare informazioni su mense, ristoranti e sistemazioni abitative.
Competenze diverse per costruire un progetto comune
Come ci hanno raccontato, portare “inU” all’Hackathon ha significato ripensare, sintetizzare e rendere più immediato il lavoro già svolto. Il business plan elaborato durante il precedente percorso universitario era molto articolato e doveva essere trasformato in una presentazione di venti slide, capace di comunicare con chiarezza l’intero progetto senza il supporto di un’esposizione orale nella prima fase di selezione.
I loro differenti percorsi di studio sono diventati un punto di forza. Jovana Obradovic, founder e marketing manager del progetto, ha lavorato alla definizione dell’idea, alla comunicazione e allo sviluppo del prototipo. Valentina Malijevic, legal specialist, si è concentrata sugli aspetti giuridici connessi alla realizzazione della piattaforma. Chiara Dogà, community moderator, ha portato il proprio contributo nella costruzione e nella gestione della futura comunità degli utenti.
“È difficile che una sola persona possieda tutte le competenze richieste per avviare una startup”, osserva Valentina. “Il team serve proprio a questo: ciascuno mette a disposizione ciò che sa fare e completa le competenze degli altri”.
Due giornate intense per far evolvere l’idea
L’Hackathon nazionale di Roma ha rappresentato il momento più impegnativo del percorso. Due giornate serrate, durante le quali il progetto è stato rivisto e perfezionato attraverso il confronto con tutor e mentor.
“La difficoltà principale è stata sostenere il ritmo”, racconta Jovana. “Abbiamo dovuto finalizzare il progetto e modificare alcuni aspetti, soprattutto finanziari, arrivando a cambiare le slide anche dieci minuti prima della presentazione”.
All’intensità del lavoro si è aggiunto il valore dell’incontro con gli altri quattordici team finalisti: idee, percorsi universitari e modi di ragionare differenti, capaci di generare nuove connessioni e suggerimenti utili per migliorare il progetto.
“Si incontrano studenti con esperienze e idee diverse”, sottolinea Jovana. “Questo permette di contaminarsi, fare networking e trovare nuovi spunti per sviluppare il proprio progetto”.
Dall’Hackathon all’Experience Tour
Dopo l’esperienza di Roma, il percorso è proseguito con la visita al BIC Incubatori FVG di Trieste. Le ragazze hanno conosciuto i servizi messi a disposizione dall’incubatore, incontrato alcune delle startup ospitate e avuto una nuova occasione per presentare “inU”.
Vedere da vicino imprese nate da un’intuizione e successivamente cresciute all’interno di un ecosistema dedicato all’innovazione ha reso ancora più concreto il confronto con il mondo dell’imprenditorialità.
Per trasformare un progetto universitario in una vera iniziativa d’impresa, tuttavia, restano alcuni ostacoli. Il primo è di natura economica: costituire una società e sostenere le spese necessarie per avviarla può essere particolarmente difficile per chi sta ancora studiando o ha appena concluso il proprio percorso universitario.
“Per uno studente è complesso affrontare da solo l’investimento iniziale”, sottolinea Valentina. “Questo non significa abbandonare l’idea, ma può voler dire conservarla e riprenderla quando ci saranno le condizioni e il supporto necessari”.
Una nuova possibilità per il futuro
Come ci ha raccontato Valentina, “l’idea di potermi affacciare al mondo dell’imprenditoria mi è passata per la testa e credo che potrei rifletterci seriamente”, racconta. “Ora voglio laurearmi e concludere questo capitolo, ma in futuro potrei valutare anche questa opportunità”.
Anche Jovana, appena laureata alla magistrale, immagina per il momento un ingresso in azienda. Non esclude, però, che l’imprenditorialità possa diventare una scelta possibile più avanti, dopo aver maturato esperienza professionale e una maggiore solidità personale ed economica.
Il laboratorio ha dato loro strumenti concreti, ma soprattutto la possibilità di conoscere meglio le proprie capacità e affrontare il futuro con maggiore consapevolezza: la stessa parola che si trova al centro della missione di “inU”.
Il consiglio: provare e costruire un buon team
A chi ha un’idea ma teme di non possedere una preparazione economica o finanziaria, Jovana e Valentina suggeriscono di cercare percorsi formativi e laboratori capaci di accompagnare gradualmente lo sviluppo di un progetto.
“Prima di candidarmi ci ho pensato a lungo”, ammette Valentina. “Venendo da giurisprudenza, associavo queste esperienze soprattutto agli studenti di economia o ingegneria. Poi mi sono detta: perché no? Proviamoci”.
Il consiglio è non lasciare che il proprio corso di studi diventi un limite e cercare quanto prima persone con competenze complementari con cui condividere il percorso.
“È impossibile per il singolo avere tutte le competenze richieste dal mondo delle startup”, conclude Valentina. “Per questo suggerirei a uno studente di buttarsi, ma anche di costruire il prima possibile un team valido”.
Se Jovana dovesse riassumere l’Hackathon in una sola parola sceglierebbe “intensità”. Un’esperienza concentrata e impegnativa che ha permesso alle tre ragazze di confrontarsi, fare rete e guardare al proprio futuro da una prospettiva nuova.
Perché una buona idea può nascere da un’intuizione individuale, ma è attraverso l’incontro con gli altri che comincia davvero a trasformarsi in un progetto. E per “inU”, lo specchio dell’Università, il percorso è appena iniziato.
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